Siamo tutti concordi nel considerare l’acquisizione del linguaggio un fatto assolutamente naturale per un bambino, tuttavia quando pensiamo all’acquisizione di due lingue contemporaneamente fin dalla nascita, ci sembra che ciò rappresenti un’anomalia e un grosso sforzo per un bambino. In realtà, considerando il numero di bambini che in tutto il mondo crescono parlando più di una lingua, l’essere bilingue è probabilmente più ‘normale’ dell’essere monolingue!
Fatto ancora più importante, non ci sono ragioni scientifiche per ritenere che il cervello del bambino sia equipaggiato per apprendere precocemente solo una lingua. Numerose ricerche hanno dimostrato che i bambini esposti a due lingue fin dalla nascita percorrono le stesse tappe fondamentali nell’acquisire il linguaggio rispetto ai loro coetanei monolingui: iniziano a vocalizzare, dicono le prime parole e costruiscono le prime frasi alla stessa età.
Ci sono ovviamente anche delle diversità: il compito di apprendimento per un bambino bilingue è più complesso, e questo può condurre a un leggero ritardo e a piccole differenze.
A lungo termine però tali differenze hanno un effetto insignificante sull’apprendimento del linguaggio nel complesso, per di più i ricercatori suggeriscono che questo ritardo possa portare a dei vantaggi: i bambini che ascoltano e imparano due lingue dalla nascita avrebbero una maggiore flessibilità mentale e uno stile di pensiero più creativo.
Inoltre, dovendo passare da un codice a un altro, i bambini bilingui sono più portati a riflettere sulla lingua stessa e a sviluppare la coscienza metalinguistica, cioè la capacità di manipolare i suoni della lingua indipendentemente dal loro significato, abilità importante per il futuro apprendimento di lettura e scrittura.
A prescindere da questi effetti benefici, non dobbiamo dimenticare che il linguaggio è ciò che ci lega agli altri, e che lingua e cultura sono indissociabili. Apprendere una seconda lingua significa anche apprendere un altro modo di vivere e di entrare in relazione con l’altro. Entrambe le lingue contribuiscono alla costruzione dell’identità personale del bambino e l’essere bilingue dona la capacità di osservare il mondo secondo una prospettiva diversa e porta con sé una maggiore tolleranza e apertura agli altri.
Spesso parlare un’altra lingua permette ai bambini di comunicare con persone della famiglia che vivono in un altro paese e di mantenere importanti legami affettivi e culturali.
Attenzione però, essere bilingue non significa parlare perfettamente due lingue!
Una definizione che a me piace particolarmente è quella di François Grosjean, psicolinguista: “Bilingue è la persona che si serve regolarmente di due (o più) lingue nella vita di tutti i giorni e che non possiede una competenza identica e perfetta delle sue lingue”.
Di solito si ha la dominanza di una delle lingue, che però si può modificare nel corso del tempo, a seconda dell’ambiente e delle esperienze: la competenza del bilingue è continuamente in evoluzione.
Come pianificare al meglio un ‘progetto linguistico’ che favorisca uno sviluppo bilingue il più possibile equilibrato fin dalla prima infanzia?
Vediamo quali sono i punti importanti da tenere presente.
Innanzitutto, è noto che esiste un periodo particolarmente favorevole all’acquisizione del linguaggio (il cosiddetto ‘periodo critico’) che pone dei limiti, ma questi riguardano soprattutto l’acquisizione della fonetica: quando la seconda lingua è appresa dopo cinque/sette anni, i nuovi suoni tendono a essere assimilati a quelli della prima lingua; in poche parole, è probabile che nel parlare si percepisca un ‘accento’ diverso da quello dei nativi. Per la grammatica, il limite per un’acquisizione intuitiva è ancora intorno a sette anni, per quanto riguarda invece il lessico, non esiste un periodo critico.
Posto che, in generale, quanto più precocemente avviene l’apprendimento, tanto migliore sarà la competenza acquisita, è tuttavia da sfatare il mito secondo cui è impossibile divenire bilingue se le due lingue non sono apprese in tenera età… è possibile divenire bilingue in ogni momento della vita, anche in età adulta.
I genitori che decidono di esporre precocemente i loro figli a due lingue possono scegliere essenzialmente tre diverse strategie.
La più nota è quella ‘un genitore, una lingua’, in cui ciascun genitore parla una lingua diversa con il bambino. Il vantaggio in questo caso è che il bambino riceverà un doppio bagaglio linguistico fin da piccolo, in maniera del tutto naturale. Lo svantaggio è che una delle due lingue probabilmente sarà minoritaria nel paese dove la famiglia vive, pertanto il bambino opterà presto per l’utilizzo della lingua più parlata, a discapito dell’altra.
La seconda strategia ‘una lingua a casa, un’altra fuori’ sembra, secondo studi recenti, la più efficace. Entrambi i genitori parlano al bambino in una sola lingua (spesso quella minoritaria) lasciando l’altra per le relazioni al di fuori dell’ambiente familiare. In questo modo è assicurata una sufficiente esposizione anche alla lingua minoritaria, prevenendo il favorire di una delle due lingue.
Infine, alcuni genitori scelgono la strategia ‘prima una lingua, poi l’altra’, in cui si comincia dapprima con una sola lingua (di preferenza quella minoritaria) in modo da lasciare al bambino il tempo per raggiungere una buona competenza, e più tardi si introduce la seconda.
Nella realtà le sfaccettature del bilinguismo sono infinite, tante quante le diversità tra bambini… solo per fare un esempio, nella nostra famiglia, in seguito a circostanze in parte premeditate e in parte fortuite, abbiamo adottato con i nostri tre figli una combinazione delle strategie citate. Abitando a Parma, dapprima era solo il papà a casa a parlare in francese, poi, quando ha aperto la Scuola per l’Europa, abbiamo optato per l’iscrizione alla scuola elementare nella sezione francofona. Adesso tutti e tre i ragazzi passano dal francese all’italiano con disinvoltura, e di tanto in tanto se ne escono con espressioni in cui le due lingue si mescolano, segno tangibile della loro identità di bilingui.
Una cosa è certa: per sviluppare una lingua ci vuole un apporto linguistico sufficiente, proveniente da persone che svolgono un ruolo importante nella vita del bambino (genitori o altri membri della famiglia, insegnanti, compagni di scuola) e non solo da fonti esclusivamente audiovisive come la televisione o i DVD. I bambini diventeranno bilingui se sentiranno il bisogno reale di entrambe le lingue per comunicare… se questo bisogno viene meno, torneranno poco a poco al monolinguismo.
Qualunque sia la strategia adottata, il contesto deve essere spontaneo e senza tensioni: la cosa più importante è parlare con piacere ai propri figli nella lingua scelta!


