Associazione ParmaKids
Corsi di nuoto e acquaticità a Parma

Impronte d’acqua: per amare l’acqua fin da bambini!

L’acqua è da sempre un elemento che scandisce le fasi della vita, è metafora dello scorrere del tempo, dalla vita embrionale in avanti accompagna con forza l’essere umano che, fatto di acqua, non può farne a meno per vivere. Amare l’acqua è una condizione imprescindibile per la buona crescita di ogni bambino, è un’occasione per non lasciare scemare il legame con l’elemento naturale che più di tutti ci rappresenta e ci compone. 

Ancora oggi molti riti di purificazione si svolgono in acqua in quanto, come scriveva Montale, “nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi”, così come molte pratiche di contatto tra il mondo interiore e l’ambiente esterno: è diffusa in Cina tra i saggi anziani la scrittura con l’acqua: i segreti più inconfessabili e le storie più improbabili, reminescenze d’infanzia e ricordi rimossi vengono raccontati con questo tipo di scrittura. Secondo loro, con l’asciugarsi dell’acqua, le parole evaporano e tutto torna limpido, ma quello che hai scritto rimane dentro di te trasformato dall’acqua in qualcosa di magico. Anche Freud utilizzava spesso la metafora oceanica per definire una condizione di quiete e fusione con il mondo esterno, la persona immersa rimane consepevole del proprio stato di coscienza, è consapevole dei suoi pensieri, in uno stato di calma e silenzio interiore.

Alcuni aspetti della simbologia dell’acqua richiamano una profonda analogia tra il corpo materno e la condizione di pace e quiete che il feto vive immerso nel liquido amniotico che lo nutre e lo protegge;  anche molte pratiche moderne sono rivolte a ricreare questa condizione sia con il neonato, che – come se fosse il proprio ambiente naturale – immerso nell’acqua tende a ritrovare la stessa quiete e lasciarsi andare al contatto con le sensazioni corporee derivate dal fluire dell’acqua. È come se, immersi nell’acqua, le nostre sensazioni corporee prendessero il sopravvento su tutto il resto: possiamo sentire il nostro respiro, stare in contatto con noi stessi facendoci portare dall’acqua, facendo con lei e attraverso di lei fluire le nostre percezioni e avendo in cambio una piacevole sensazione di rinnovo e purificazione.

Molte pratiche legate al benessere psicofisico si svolgono in acqua. Si pensi allo watsu, la trasposizione in acqua dello Shiatsu, tradizionale tecnica orientale di lavoro corporeo che favorisce il benessere psicofisico utilizzando la pressione manuale del professionista sui punti dell’agopuntura: il tutto in una vasca d’acqua, in modo che il corpo stesso, grazie alla libertà e alla leggerezza offerta dall’acqua, possa muoversi autonomamente e rilassarsi. Si pensi, per tornare al mondo kids,  alle pratiche di acquaticità con bambini molto piccoli che insieme ad un genitore si immergono e sperimentano il contatto con l’elemento acqua. Questi tipi di pratiche hanno un duplice effetto: accompagnano la persona in un viaggio a ritroso nel tempo, quando nel grembo materno si facevano cullare dal liquido vitale, e creano un intenso contatto tra le persone che insieme fanno esperienza di queste pratiche, come in una danza in cui tutto ruota intorno al farsi prendere e al lasciarsi andare, al sentire e al pensare, allo stare consci e mollare il controllo! I bambini si mettono in contatto con loro stessi nell’acqua, si sentono e si riconoscono. Il fluire dell’acqua crea una magia, quella dell’ascolto. Ascolto di se stessi e di se stessi in relazione con il mondo esterno.

Da questa relazione tra sé e il mondo esterno il bambino impara le prime basi della comunicazione intesa non solo come scambio di informazioni ma come contatto con se e l’altro e soprattuto come ascolto. Se il bambino impara l’arte dell’ascolto già da piccolissimo, avrà una maggiore autonomia e sicurezza nelle nuove e future esperienze di apprendimento. E in questa esperienza un ruolo centrale ce l’ha il genitore che, facendosi a sua volta guidare da un esperto, crea una relazione di fiducia con il bambino, crea un momento di condivisione e cura. Ciò che il genitore deve cogliere ha a che fare ancora una volta con la capacità di stare in ascolto, intesa come attenzione e accoglienza dei bisogni del bambino: poter fare ciò attraverso il gioco – in questo caso il gioco con l’acqua – favorisce una comunicazione che va al di la delle parole: la comunicazione attraverso le emozioni, le percezioni e le sensazioni corporee che aiutano genitore e bambino a creare un linguaggio emotivo comune e condiviso.

Alle neomamme e neopapà con cui parlo, consiglio spesso di partecipare a un corso di acquaticità con il neonato (cliccate qui per scoprire tutti i corsi di acquaticità UISP, in partenza a Parma a febbraio). Innanzitutto perché, come ogni attività tra neogenitori, crea uno spazio e un momento di confronto e condivisione con altri neogenitori e questo di per se è già un aspetto positivo in una fase in cui il bisogno di confronto e a volte anche di supporto è importante per chiunque. Ma soprattutto perché l’acquaticità è un momento di condivisione guidata, è uno spazio dove adulto e bambino si coccolano e stanno in contatto tra loro attraverso il corpo. Ecco, il contatto attraverso il corpo è quello di cui mi faccio promotrice, un dialogo senza le parole che più di ogni altro crea scambio e complicità, perché passa attraverso il viso che guarda e sorride, le braccia che tengono e sorreggono, le mani che supportano e accarezzano, un corpo che tiene l’altro che si lascia tenere…l’acqua lascia sempre un’impronta, in questo caso l’impronta del benessere e della condivione di esperienze speciali!

Ilaria Baldini
Psicologa e psicoterapeuta

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