Associazione ParmaKids
Libri e Formiche

Libri e Formiche ovvero dove fare amicizia con i libri…

C’è un posto a Parma, caldo e accogliente, nato per essere “un luogo per l’infanzia, di stimolo, scambio e riflessione”. No, non è un asilo anche se l’attenzione per i bambini è la stessa e le attività dedicate a loro sono tante. È una libreria. Una “libreria dei ragazzi”, come recita la scritta all’ingresso. La libreria Libri e Formiche, come l’hanno chiamata le creatrici, Annalisa e Barbara, inseguendo un’idea grande ma con un nome “piccolo”.

La libreria ha visto la luce 11 anni fa, anche grazie  alla mamma di Annalisa, socia finanziatrice fin dall’inizio; quando una delle fondatrici, Barbara Romito, ha seguito un’altra strada nel 2011, è subentrata Anna Bardiani, presente dal 2010 prima come tirocinante e poi come socia. Abbiamo incontrato Annalisa Bertolo, che ci ha raccontato la storia di questa libreria, particolare perché si rivolge solo a bambini e ragazzi.

Da dove nasce l’idea di aprire una libreria e perché dedicata solo ai ragazzi?
Nutro da sempre un amore per i libri, con i quali ho avuto a che fare fin da piccola, dato che mio padre era un editore. Sono arrivata a Parma dalla Germania con i miei figli piccoli e lì guardano all’infanzia in modo diverso, c’è molta attenzione. Undici anni fa a Parma non c’era una realtà come la nostra, non esisteva nulla di specifico per i bambini, ecco perché ho voluto creare una libreria che fosse fatta apposta per l’infanzia, inoltre non conoscevo Parma e nemmeno le sue dinamiche interne e questo è stato un bene perché mi ha permesso di essere estranea a dinamiche di qualsiasi tipo, così con Barbara ci siamo letteralmente buttate in quest’avventura, era il 2004.

Cosa ti sei portata dietro dall’esperienza in Germania?
L’apertura e il rispetto per i bambini, l’ascolto che gli si dedica e la meraviglia che loro insegnano a noi. Berlino è una città dalla mentalità molto aperta ed è sempre in movimento, mi sono portata dietro la voglia di crescere. E Parma in alcuni casi è stata pronta a cogliere gli stimoli e a farsi coinvolgere, in altri è stata più restia a uscire dai propri schemi ma, arrivando da fuori, ho sentito meno il peso di queste dinamiche.

Ci sono stati, nella storia della libreria, alti e bassi, cosa è successo e come avete reagito voi e la città?
Nel 2013 sono iniziati alcuni problemi finanziari, del resto l’attività del libraio è più culturale che economica/finanziaria, è fatta di resistenza e sopravvivenza, e abbiamo registrato un forte calo delle vendite, anche se incontravamo l’entusiasmo dei clienti. Abbiamo fatto tantissime attività per attirare l’attenzione e, non avendo riscontrato grossi cambiamenti, abbiamo anche pensato di chiudere ma, ancora una volta, abbiamo incontrato la resistenza degli acquirenti, però non avevamo comunque fondi. Così abbiamo avuto l’idea di provare con il crowfunding (processo collaborativo che vede soggetti privati intervenire economicamente per sostenere idee e progetti altrui, ndr) che si è rivelata buona e ci ha salvati. Quello che ci ha aiutate è stata l’estrema chiarezza e la trasparenza del progetto fin dall’inizio, così in 40 giorni abbiamo raggiunto la cifra, più o meno 13.000 euro, che ci serviva per ristrutturare questo posto (la libreria adesso si trova in via Mistrali 2 mentre prima era in Strada Cairoli, ndr) e dopo averlo sistemato abbiamo creato una catena umana con tutti i nostri sostenitori per trasportare dalla vecchia sede alla nuova gli ultimi 100 libri rimasti in magazzino. I nomi di tutti i finanziatori sono scritti sui muri della libreria perché questo è un posto che appartiene anche a tutti loro.

Hai mai pensato che se aveste aperto una libreria “tradizionale” sarebbe stato diverso?
Sì e non credo che sarebbe stato diverso, inoltre noi abbiamo un valore in più rispetto alle altre librerie, loro hanno più varietà ma noi siamo molto forti sulla competenza, maggiormente quando un cliente ci chiede un consiglio, soprattutto perché i libri per bambini sono spesso terapeutici, anche senza volerlo, e il libraio diventa fondamentale nella scelta.

Rispetto a qualche anno fa, c’è una maggiore attenzione verso i bambini e l’infanzia?
Sì, c’è un’attenzione maggiore e più diffusa, si fanno scelte molto specifiche e dirette, il libro è ormai considerato un elemento fondamentale nella crescita dei bambini. In alcuni casi c’è anche troppa attenzione, nel senso che si condizionano le scelte dei più piccoli indirizzandoli verso un testo piuttosto che un altro, ma questo è il riflesso di condizionamenti e paure di genitori e adulti. Inoltre è migliorata anche la produzione, si pubblicano più libri e la qualità di volumi, come quelli sonori o pop-up, è superiore rispetto a prima; si produce molto di più anche per i piccolissimi, quelli nella fascia 0-3 anni; per il resto la parte più importante la fa la storia, i classici possono cambiare il linguaggio adattandolo di più ai giorni, ma la storia resta quella. Come mi disse una volta Roberto Denti, “Il libro è vecchio ma il bambino è nuovo”.

Da dove arriva il nome Libri e Formiche?
All’inizio cercavamo il nome senza riuscire a trovarlo fin quando la figlia di Barbara, all’epoca di 7 anni, ha proposto “Bambini e Formiche”. Le abbiamo chiesto perché e lei ci ha risposto perché “quando a un bambino leggi una storia loro ci entrano dentro come le formiche”. Ci è piaciuto subito, anche perché la formica è un animale simpatico, laborioso e non è sgradevole come alti insetti; e poi lo abbiamo sentito giusto dall’inizio, lo abbiamo solo modificato in “libri”.

Perché regalare, non solo a Natale, un libro a un bambino?
Perché il libro è uno strumento che facilmente riescono a usare subito, anche se li leggiamo noi grandi, e permettono loro di scoprire mondi a cui difficilmente potrebbero approcciarsi in altro modo, sia reali che fantastici. Sono tutti affascinati dal libro perché è un po’ un oggetto magico, dentro ci sono altri mondi e altre cose oltre alla carta e alle immagini e leggerlo permette di entrarci dentro.

Brunella Arena

 

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