Fino ai 3-4 anni di vita i bambini presentano un sonno molto diverso da quello degli adulti. In particolare, dagli studi neurofisiologici è emerso chiaramente che nei bambini si alternano molto più di frequente le varie fasi di sonno (in realtà nell’adulto le fasi di sonno sono più di due, ma qui per semplicità si fa riferimento solo alle fasi di sonno REM e sonno non REM – nell’adulto caratterizzato da quattro stadi differenti), fra cui la fase di sonno “profondo” e quella di sonno “attivo” (detto anche sonno REM). Il sonno REM (acronimo di Rapid Eye Movement – Movimento rapido degli occhi) è detto anche sonno agitato perché sono presenti movimenti corporei, cambiamenti di espressione nel viso e i sogni (anche se nel bambino sono molto diversi).
Quello che rende diversa la fisiologia del sonno dei bambini è che il sonno REM si riduce gradualmente con la crescita. Infatti, se alla nascita rappresenta il 50% del totale, a 3 anni è già sceso al 33% e in adolescenza al 25%, per arrivare in età adulta al 20%. In gravidanza, tuttavia, la percentuale di sonno REM torna al 50% e questo spiega la grande quantità di sogni che raccontano le donne in quel periodo.
Il sonno dei neonati, inoltre, sembra ancora più agitato rispetto a quello degli adulti: durante la fase REM si muovono molto di più perché il midollo spinale non è ancora del tutto maturo e quindi è meno efficace nel bloccare i segnali che partono dal cervello in direzione dei muscoli (Eberlein, 1996). Quando raggiungono i tre anni è evidente il cambiamento nella fisiologia del sonno, che diventa più quieto: è chiaro soprattutto se si pensa alla fase di sonno profondo, in cui è possibile spostarli, cambiarli o altro senza rischiare di svegliarli.
Nel passaggio fra una fase e l’altra del sonno è possibile che si abbia un breve risveglio: capita anche ai noi adulti, anche se non ne siamo del tutto consapevoli perché ci basta girarci su un fianco per proseguire il sonno.
I risvegli, quindi, sono del tutto fisiologici e li hanno tutti i bambini, anche quelli i cui genitori dicono “siamo fortunati…ha sempre dormito tutta la notte come un angioletto!”. In realtà, anche in quei bambini sono presenti brevi risvegli, ma i genitori non se ne accorgono perché i figli sono in grado di riprendere sonno in modo autonomo e relativamente “silenzioso”.
Per quale ragione questo avvenga con molti bambini e non con tutti dipende da numerosi fattori che necessitano di essere approfonditi e lo faremo nei prossimi articoli.
Il sonno, quindi, cambia con l’età, ma le fasi restano: semplicemente, noi adulti abbiamo imparato a passare da una fase all’altra senza svegliarci del tutto e senza bisogno di interventi esterni (auto-regolazione). Agganciare fra loro le varie fasi è un’abilità che si deve imparare e che solitamente si acquisisce gradualmente con lo sviluppo del sistema nervoso e della capacità di auto-regolazione.
Chiaramente anche il fatto che nei bambini siano presenti più cicli comporta che siano più numerosi i passaggi tra una fase e l’altra e quindi più numerosi i micro-risvegli (almeno fino a quando non imparano a collegare le fasi in modo autonomo) durante i quali è possibile sentirli piangere brevemente, borbottare e muoversi nel lettino. Questa conoscenza potrebbe aiutare i genitori perché saranno portati di volta in volta a chiedersi se il bambino si trova in uno di quei risvegli fisiologici per cui è opportuno aspettare qualche minuto prima di intervenire per non rischiare di svegliarlo del tutto, oppure se sta effettivamente piangendo per richiamare l’attenzione (es. ha fame, il pannolino sporco o altro).
Inoltre, sapendo che nei neonati, quando si addormentano, la fase di sonno attivo e più leggero precede quella di sonno profondo (al contrario di quello che accade negli adulti), si eviterà di spostarli immediatamente dopo che hanno chiuso gli occhi così da non rischiare un immediato risveglio!
In ogni caso, è sempre consigliabile evitare di prendere il braccio o spostare il bambino mentre si trova nella fase REM (la si può riconoscere dai piccoli movimenti corporei o dalle smorfie che fa con il viso), perché si rischia di svegliarlo senza dargli la possibilità di scivolare in un’altra fase di sonno più profondo!
Infine, potrebbe aiutare sapere che i bambini dormono in modo più profondo nella prima parte della notte (fino alla mezzanotte circa), mentre da quel momento in poi attraversano una fase REM circa ogni ora, per cui presentano un sonno più leggero e tendono a risvegliarsi più facilmente.
Un suggerimento potrebbe essere: cerchiamo di farli dormire presto la sera e approfittiamo di quelle ore per riposare anche noi!
Nel prossimo articolo approfondiremo i risvegli notturni.



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